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L’Islam a “Torino Spiritualità” 2015

L’Ass. Islamica delle Alpi (AIA) ha partecipato a due incontri tenutesi nell’ambito dell’undicesima edizione di “Torino Spiritualità” che aveva per tema quest’anno “L’Impasto Umano”.

L’Ass. è intervenuta all’incontro organizzato dal gruppo “Insieme per la pace” il 24 Settembre al Centro Sereno Regis sul tema “Le religioni tra violenza e non violenza” a cui hanno preso parte esponenti e rappresentanti di diverse fedi e spiritualità.

Riportiamo qui alcuni passaggi dell’intervento musulmano:

L’Islam considera il suo messaggio una misericordia per l’intero creato, una via per giungere alla pace. La parola “islam” infatti deriva dalla radice etimologica araba “salam” ovvero “pace”. Essere musulmani significa in definitiva ricercare la pace con noi stessi, con gli altri uomini, con la natura e con il Creatore Altissimo.
La Non violenza per il musulmano non dovrebbe essere soltanto uno slogan politico da rivendicare e urlare, essa costituisce per lui un atto di adorazione, una buona opera mediante la quale ricercare il compiacimento e la vicinanza a Dio. Nell’Islam si fa riferimento alla virtù del rifq (che può essere tradotta con indulgenza, dolcezza, gentilezza, compassione) che è quindi sinonimo del concetto della nonviolenza nella lingua del Corano, il rifq è un dovere religioso per ogni musulmano, infatti uno dei nomi di Dio nel Corano è ar-Rafiq, l’Indulgente, e il Profeta dell’Islam, pace su di lui, dice: “Dio è indulgente e ama l’indulgenza. Dona per l’indulgenza ciò che non dona per la violenza.”
La violenza è da ripudiare perché dettata dalla rabbia e dalla vendetta, contro di essa il musulmano è invitato a condurre un “jihad”, nel senso letterale della parola, ovvero uno sforzo interiore del cuore, una severa autodisciplina dell’anima.
Ci sarà comunque, purtroppo, una violazione di questi principi nella società degli uomini che si definiscono musulmani, ciò non è dovuto ai precetti dell’Islam ma all’imperfezione dei ricettori umani del messaggio divino. È compito tuttavia di tutti gli uomini di fede e di buona volontà denunciare con la dovuta forza ogni ricorso alla violenza, quale che sia il mantello sotto cui essa si nasconde; la violenza politica degli attentati, delle bombe, delle guerre; la violenza economica, dell’industria delle armi e dello sfruttamento e depredamento delle risorse ambientali che distruggono l’habitat dell’uomo e che è per corollario logico violenza contro l’uomo.

 

Il secondo incontro organizzato il 26 settembre dall’associazione Triciclo in occasione dell’inaugurazione del Centro di Documentazione “Spiritualità, Ambiente, Stili di vita” alla Parrocchia Assunzione di Maria Vergine.

All’incontro è intervenuto come voce islamica Brahim Baya, portavoce dell’AIA, riportiamo qui alcuni passaggi del suo intervento:

Assistiamo oggi all’abissale divisione affettiva tra l’uomo da una parte e il suo habitat naturale dall’altra. Il nostro senso del rapporto spirituale e affettivo tra l’uomo, la Terra con la sua grande diversità di vita si è sfumato. L’enfasi è tutta intera sul processo meccanico di incremento della crescita dell’economia, di rendere ogni processo ancora più “efficiente”. Il metro economico è ormai l’unica misura del bene ammessa dalla corrente di pensiero dominante…
Nella prospettiva islamica, Dio ha creato la natura, con tutti i suoi elementi, in modo che fosse adatta alla vita, i problemi e le crisi sono opera dell’uomo che con la sua avidità, il suo orgoglio, la sua prevaricazione e la sua ignoranza ha abusato dell’ambiente, inquinandolo e corrompendo e alterando i grandi equilibri che lo regolano…
Il Profeta dell’Islam non ha smesso di ricordare ai suoi Compagni l’importanza dei segni della Natura e del suo assoluto rispetto. Un giorno, avvicinandosi a uno dei suoi Compagni, di nome Sa’d ibn Abi Waqqas, mentre faceva le sue abluzioni rituali, il Profeta lo interpellò: “Cos’è questo spreco, Sa’d?”. “C’è spreco anche nelle abluzioni?” chiese lui. E il Profeta rispose: “Sì, anche con l’acqua corrente di un fiume.”  Il Profeta insegnava a Sa’d e ai suoi compagni di non considerare mai l’acqua, né alcun altro elemento della Natura, come un semplice “mezzo” della loro edificazione spirituale: al contrario, il rispetto e la misura nel loro utilizzo costituivano già, in sé, un esercizio e un’elevazione spirituale, una “finalità” nella loro ricerca del Creatore…
Piantare un albero e dare da mangiare attraverso il suo frutto ad un essere vivente è cosa assai importante per un musulmano, in quanto ridare vita alla natura significa valorizzare e proteggere ciò che Dio ci ha donato… A questo proposito, d’altra parte, il Profeta aveva detto un giorno: “Se uno di voi tiene in mano una piantina (di palma) e sente che sta per suonare l’ora del Giorno del Giudizio, si affretti a metterla nella terra.” La coscienza credente dovrebbe dunque nutrirsi di questa intima relazione con la Natura fino in fondo, al punto che il suo ultimo gesto sia associato al rinnovamento della vita e dei suoi cicli…
 Quando sentiamo parlare di una “crisi ambientale”, in realtà questa è soltanto la conseguenza esteriore di una profonda crisi interiore, una crisi dell’anima, una crisi nel rapporto con la natura, una crisi nella nostra percezione della Natura, non più fondato sull’amore e sull’affetto quando su un approccio strumentale e riduttivo del mondo che ci circonda.
«La corruzione è apparsa sulla terra e nel mare a causa di ciò, che hanno commesso le mani degli uomini…» (Corano XXX: 41).

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